Vanity Fair, N.18, 2026. Appare definitivamente finito il tempo del «mi dia un rosso, ma di quello buono» al banco della locanda: probabilmente non cattivo ma certo niente a che vedere con le qualità oggi disponibili, grazie anche alle intrepide lezioni-battaglie condotte per mezzo secolo dal grande e rimpianto Luigi Veronelli. Di conseguenza molti gourmet o aspiranti tali hanno dedicato maggiori attenzioni a questo splendido prodotto e così sono cresciuti anche i corsi per migliorare la propria conoscenza. Piccoli sommelier, insomma. Parola che pare discendere dall’antico provenzale saumalier, «conduttore di bestie da soma», incaricato di portare cibi e vini, in special modo destinati ai signori. Nel corso del tempo il termine è arrivato a indicare il professionista esperto che consiglia abbinamenti tra cibo e vino, si occupa delle bottiglie e della cantina. Poiché nulla si innova, la storia ci racconta che ai tempi dei Romani già esisteva una figura simile, quella dell’haustor (dal verbo haurire, assaporare, degustare), esperto che catalogava i vini in base alle caratteristiche di colore e sapore. Peccato che i Romani non fossero propriamente dei gran viticoltori, pur avendo già all’epoca strepitosi vitigni come il Falerno e il Greco.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed