L’età del farro

Class Country, inverno 1991-1992. Un pugno di cereali o di legumi cotti nell’acqua, un pezzo di pane immerso nel brodo con l’aggiunta di qualche erba, magari un filo di grasso ed è subito zuppa. Solita o insolita dipende dalla fantasia e dal gusto, ma sempre e comunque un piatto sostanzioso. Ben lo sapevano i primi Romani, ancora lontani dagli eccessi gastronomici degli anni dell’Impero, che
si nutrivano essenzialmente della puls e cioè la polta, una zuppa a base di farro cotto in acqua e sale e solo talora arricchito, da chi poteva permetterselo, con qualche pezzo di carne o una manciata di fave. Frugalità, d’altronde, era il loro costume di vita: la parola, che indica l’attitudine dell’uomo a nutrirsi con moderazione dei frutti della terra, discende proprio da quelle fruges che presso i Romani comprendevano cereali, frutta, legumi.