Il topo d’amburgo

Vanity Fair, numero 12, 2023.

Nella miriade di trasmissioni sulla cucina, mi è capitato di sentine una dove si invitava alla scoperta di una verdura eccellente, il topinambur. È in effetti un prodotto troppo poco conosciuto, e a torto. Forse il motivo sta nella sua forma bitorzoluta, non bellissima a vedersi e difficile da pelare; fors’anche nel suo sapore con quella vena di dolce, che può non entusiasmare. O magari anche nel nome, perché ovunque compaia la parola «topo» è insito un certo sospetto, anche se qui i topi non c’entrano ovviamente nulla.

Il topinambur, chiamato anche «carciofo di Gerusalemme» (e da qualche malalingua anche «topo d’Amburgo»), ha importanti proprietà, come colesterolo pari a zero, ricchezza di potassio, pochi carboidrati. Il sapore è simile a quello del carciofo, come consistenza ricorda una patata, anche se è assai meno calorico. Può essere usato in raffinate preparazioni: quiche, vellutata o un flan, insaporito magari da una cucchiaiata di fonduta, ma è ottimo anche tagliato fine e passato al burro. E cosi buono che grandi chef lo usano nei loro piatti: celebre è l’anatra con purè di topinambur e verdure agrodolci di Heinz Beck. Altro che topi d’Amburgo…

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed