Vanity Fair, numero 20, 2024.
Il verbo «rivisitare» per la Treccani può significare «reinterpretare qualcosa con atteggiamento critico nuovo o sulla base di un’ottica culturale diversa». Negli ultimi tempi, si incontrano sempre più frequentemente cuochi tanto giovani quanto vigorosi e innovativi, che spesso e volentieri presentano piatti «rivisitati». Il termine può essere usato per preparazioni che alleggeriscono, mantenendone i sapore, piatti antichi delle bisnonne, ottimi ma gravati da condimenti grassi e quant’altro. Senonché, l’espressione è ormai usata correntemente per molti, forse troppi piatti.
Recentemente mi hanno presentato un «vitel tonnè rivisitato». Tutti amiamo questo piatto che trae le sue origini tra Piemonte e Lombardia: quello offertomi si presentava con piccole fettine, subito chiarite come filetto di maiale cotto a bassa temperatura, accompagnate da una pallina color beige, una sorta di cremoso misto fra tonno, tomini ecc.. posato su un toast. Tutto da comporre e da gustare, obiettivamente ottimo. Ma in questi casi, posto che il vitel tonnè è una preparazione amatissima dell’Olimpo gastronomico, un piatto di grande stirpe per il quale manca quell’«atteggiamento critico» che lo dovrebbe mettere in discussione, perché non presentare la proposta, in questo caso «il maial tonnato», e cosi in casi analoghi, come creazione personale e non «rivisitazione»? Ai posteri l’ardua sentenza.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed