Vanity Fair, N.14, 2026. In vacanza in Costa Azzurra, sentendosi offrire agrettì (con l’accento sulla i) au beurre, Giovanni, che si vanta ottimo gourmet, non ha dubbi, si tratterà di una ricetta creativa e si prepara a gustarla. Grande la sua sorpresa quando vede nel piatto della comunissima barba di frate, verdura sia pur verde e leggiadra ma di consumo sostanzialmente casalingo. In realtà, il nome agretti (ma anche roscani o lischi), che si riferisce al sapore amarognolo, oltre che in Francia, è molto usato in centro Italia e così si potrebbe pensare a una certa fama internazionale di questa verdura. Niente di men vero. Non compare infatti praticamente mai nei menu dei più noti (e anche men noti) ristoranti, mentre è presentata con successo nei confortanti menu casalinghi. Al di là della sua apparente modestia, si tratta di una verdura ricca di fibre, calcio, magnesio, ferro e vitamine varie, favorisce la diuresi nonché la salute della pelle. Buona sempre, si offre sia semplicemente bollita, condita con olio e limone, ma anche in preparazioni più ghiotte, passata al burro e magari arricchita con pancetta oppure in frittata accompagnata da una fonduta di parmigiano, ma non manca di dialogare anche con ottimi risotti. Gli appassionati però si affrettino: la barba di frate è esclusivamente primaverile!
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed