I regali da non fare

Vanity Fair, numero 48, 2023.

Il prossimo periodo sarà un tourbillon di impegni e pranzi vari, ivi compresi i regali. Una nota festosa, ma anche difficile. Soprattutto per le scelte che si possono rivelare non sempre adatte o apprezzate. Il mezzo sorriso, l’occhio non sprizzante felicità, sono segni chiari di un formale ringraziamento. Ma dove stanno gli errori? Anzitutto andrebbero evitati i profumi, di cui tutti hanno scaffali pieni. I foulard poi, sia pure i più famosi, hanno fatto il loro tempo, c’è un limite anche al vezzo. Senza dire delle sciarpe, di cui i signori uomini, per esempio, hanno pieni i cassetti. Ovvio che i regali personalizzati (stivali, una crema per il viso) vanno fatti solo a chi si conosce alla perfezione. E i guanti? Eleganti, però molti non li amano: preferiscono le mani libere.

Ma allora, che fare? | vini, che piacciono pure a chi non beve, ma ama offrire agli ospiti. Anche qui però si nasconde l’errore. Due o sei bottiglie, ma tutte uguali per carità. La campionatura di diverse qualità è disperante, non si può offrire a molte persone. Ci sono poi i libri; senza conoscere i gusti, si accoppieranno uno di politica, uno di storia, uno poliziesco e uno di fantasia. Un abbonamento a teatro, perché no? Forse la strada migliore rimane l’agente segreto (figlia, sorella…) che dia indicazioni. La fatica sarà ripagata dal successo.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed