Vanity Fair, numero 18, 2024.
Sono più di quante non si creda le persone originali, per non dire eccentriche: c’è chi non mangia quei «poveri pesci» ma si ciba di bistecche e salsicce, c’è chi non tiene mai in casa fiori freschi recisi perché danno un’impressione «funerea». E così via. Recentemente ho incontrato un tipo davvero curioso. A una cena con vari ospiti si era dimostrato un buon conversatore; poi in salotto mentre tutti si accomodavano felici su poltrone e divani, in attesa di catte e cioccolatini, ha chiesto di avere una sedia rigida. Ovvio pensare a un mal di schiena o analogo. Niente di tutto questo: ha spiegato che la poltrona induce ad accomodarsi tra le mollezze, financo a intraprendere pisolini fuori orario, e che la evita come un nemico. Solo di notte si può riposare nel letto.
In effetti, il termine «poltrona» deriva da un lontano «poltro», forma che indica un giaciglio o anche un letto, e tutte le sue derivazioni, come poltrire o poltrone, non sono lusinghiere, anzi. Come dargli torto? Solo i poltroni si siedono in poltrona? Nel campo delle esagerazioni si potrebbe rispondere di sì, ma per fortuna la vita offre a tutti splendide poltrone per leggere o conversare, magari vicino al camino, altre comode, girevoli da ufficio, che si dice abbia inventato Charles Darwin, aggiungendo le ruote ai modelli già esistenti, stanco di alzarsi di continuo per controllare i suoi esperimenti.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed