Il passato presente

Vanity Fair, numero 48, 2024.

Un amico inglese di passaggio a Milano e invitato alla Scala chiede il come e il perché del nome. Facile la risposta, il mitico teatro sorge sull’area dove un tempo si trovava la chiesa di Santa Maria della Scala. Senonché il britannico curioso non si accontenta e insiste nel domandare «but where are the stairs?», cioè dov’è la scala, intendendo il classico attrezzo con gradini. In realtà non c’era una scala (che c’entra comunque), bensì la chiesa già menzionata, che prendeva il nome da colei che l’aveva voluta: Beatrice Regina della Scala della dinastia degli Scaligeri di Verona (nel cui stemma si erge appunto una scala!), andata sposa a Bernabò Visconti il 27 settembre 1350 «con grandissimo apparato» e «sumptuosa e pubblica corte».

La chiesa funzionò fra alti e bassi per vari secoli finché Maria Teresa d’Austria nel 1776 ne decretò la demolizione per far luogo a quel teatro, che doveva diventare il più famoso al mondo, commissionato al bravissimo architetto Giuseppe Piermarini. Nulla tuttavia andò perduto degli arredi e quant’altro, ma fu trasferito nella chiesa di San Fedele, a poche centinaia di metri dal teatro, che prese il nome di Santa Maria della Scala in San Fedele.

L’amico inglese fu felice: le storie sono sempre affascinanti, ci fanno sentire presente un mondo (solo apparentemente) passato

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed